Recensioni

“NON mi sono dimenticato di voi. I vostri vini sono strepitosi. Conto di scrivere prestissimo dell’incredibile, commovente Montecucco Sangiovese riserva 2011, un vino che mi ha lasciato senza fiato, di una bellezza e di una verità davvero uniche… cari saluti “
Franco Ziliani, milanese, scrive di vino dal 1984 e nella sua carriera ha collaborato con diverse riviste Italiane ed estere. É ideatore e curatore di due wine blog, Lemillebolleblog, dedicato al mondo delle bollicine, e Vino al vino, lanciato nel 2006, dove propone uno sguardo critico sul mondo del vino italiano e internazionale, con uno stile controcorrente. É partner del sito www.oggi.it

“2011 Poggio al Gello Pugnitello del Piaggione: questo è un vino emozionante e la prima cosa che mi colpisce è il frutto scuro, la struttura setosa, la potenza sottostante e le belle note floreali tra cui la viola. Il vino sembra un po’ facile all’inizio, ma presto i sapori si presentano, ecco le ciliegie scure, le prugnole (prugnolo) e un accenno di ribes nero. Il vino è denso, ha un finale lungo e una bella acidità di fondo. Nel retrogusto emergono erbe aromatiche, fiori secchi, caffè e liquirizia. Potenza e morbidezza insieme all’eleganza trascendono in un vino interessante, complesso e molto buono – voglio provare più vini di quest’uva! Un consiglio è di non berlo troppo freddo, poichè é quando raggiunge una temperatura un po’ più alta (diciamo sui 17-18 gradi) che prende davvero vita.”

“2011 Poggio al Gello Pugnitello del Piaggione: this is an exciting wine and the first thing that strikes me is the dark fruit, the silky structure, the underlying power and the beautiful floral notes including violet. The wine feels a little easy at first but soon the flavors presents themselves, here are dark cherries, sloe (blackthorn) and hint of blackcurrant. The wine is dense, has a long finish and nice underlying acidity. In the aftertaste herbs, dried flowers, coffee and licorice comes through. Power and smoothness together with elegance transcends into an interesting, complex and very good wine – I want to try more wines of this grape! A suggestion is not to drink it too cold, it’s when it it gets a little higher temperature (say about 17-18 degrees) it really comes to life.”

“Il mio sincero ringraziamento ai responsabili di questa azienda vinicola Italiana, situata nel comune di Paganico, in Toscana; per il suo disinteressato invio di campioni, uno dei quali è il Rosso del Gello nell’edizione dell’annata 2010, mi accingo a commentare questo post del blog, dopo la relativa degustazione e analisi personale.
Prodotto con frutti di Sangiovese che vengono coltivati ​​in vigneti posti ad un’altitudine di duecentocinquanta metri sul livello del mare, nelle colline della maremma toscana, attraverso un’agricoltura sostenibile e biologica. Sangiovese grosso dal profilo monovarietale, trattato con intensità, e che subisce, dopo la tradizionale fermentazione alcolica, una maturazione in botti di rovere per un periodo di dodici mesi.
Bella presentazione con etichetta realizzata dall’artista Vincent Fortemps, con il colore del vino che spennella in un calice fermo un colore albicocca di buona intensità, con riflessi violacei e rossi, scivolando nella fase aromatica sensazioni di frutta rossa matura, carnosa e delicatamente condito, essendo la seconda scena per evocazioni di una fragranza speziata e tostata, alcuni fiori rossi e un finale che azzarda leggeri profumi balsamici e una certa condizione selvaggia.
La bocca è sapida, piena di finezza, con un accenno di acidità medio alta, elegante anticipo, con un buon segno di estrazione del frutto, con tannini fini e dolci, mostrando una persistenza di buona condizione, lunghezza.
Il retrogusto parla di ciliegie e prugne rosse, pepe e chiodi di garofano, con un accenno lattico meno intenzionale, con motivi selvatici e balsamici che compaiono sul finale, e lasciano all’ultimo momento un ritorno di pane tostato ed erbe aromatiche.
Lo considero altamente raccomandato nell’ annata 2010.
Vino con una sua personalità, mi è piaciuto il Montecucco Sangiovese.”

“Mi agradecimiento sincero a los responsables de esta bodega italiana, localizada en el municipio de Paganico, en la Toscana; por su desinteresado envío de muestras, una de las cuales este Rosso del Gello en edición de añada 2010, me dispongo a comentar en esta entrada del blog, tras su pertinente cata y análisis personal.
Elaborado con frutos de sangiovese que se desarrollan en viñas localizadas a una altitud de doscientos cincuenta metros sobre el nivel de mar, en las colinas de la maremma toscana, mediante una agricultura sostenible y biológica. La sangiovese grosso en perfil monovarietal, tratada con intensidad, y acreditando tras la fermentación alcohólica tradicional, una maduración en barricas de madera de roble durante un periodo de doce meses.
Bonita presentación con una etiqueta creación del artista Vincent Fortemps, con la cromática del vino pincelando en copa parada un color apicotado de buena intensidad, con reflejos púrpura y grana, deslizando en la fase aromática sensaciones de fruta roja madura acompotada y suavemente sazonada, siendo la segunda escena para evocaciones de fragancia especiada y tostada, algunas flores rojas y un final que aventura perfumes balsámicos ligeros y cierta condición silvestre.
La boca es sabrosa, plena de sutileza, con un guiño de media alta acidez, avance elegante, con una buena seña de extracción del fruto, con los taninos finos y golososs, desplegando una persistencia de buena condición, largura.
La retronasal habla de cerezas y ciruelas rojas, pimienta y clavo, con un giro láctico menos intencionado, apareciendo hacia el final motivos silvestres y balsámicos, y dejando en el último instante un retorno de tostados y hierbas aromáticas.
Lo califico en esta añada 2010 como muy recomendable.
Un vino con propia personalidad, me ha gustado la montecucco sangiovese.”

“Dalle splendide colline di Paganico, da una denominazione poco nota, Montecucco, che crede fortemente nell’uva toscana per antonomasia, il Sangiovese, una riserva “da sballo”, perfetta per il vostro capretto pasquale. Coltivazione biologica e profumi e gusto di un’integrità incredibile, tannino presente e vibrante, frutto succoso, larga tessitura, pienezza di sapore, la macchia mediterranea toscana nel bicchiere, note selvatiche e pepate. Un rosso profondo e asciutto, una vera sorpresa. Da abbinare a: Cosciotto di capretto con granella di pistacchi”
“Ringrazio i responsabili di questo dominio vinicolo toscano per la disinteressata collaborazione con questo spazio di diffusione della cultura del vino e della vigna, per l’invio di alcuni campioni delle sue principali produzioni. Tempo fa ho assaggiato e pubblicato il loro sangiovese monovarietá. Oggi è il turno di uno di quei vitigni che è sempre un piacere ritrovare, dimenticato e recuperato. Infatti, nel 1981, su un appezzamento situato in provincia di Grosseto, proprio dove si trova la cantina Poggio al Gello; il suo proprietario trovò dei ceppi di pugnitello, tipologia che gli Etruschi coltivavano già duecento anni prima di Cristo nella stessa regione geografica italiana. Sebbene con il passare del tempo fosse stato dato per perduto, la Facoltà di Agraria dell’Università di Firenze ha confermato che quei grappoli a forma di pugno corrispondevano al tipo di uva che era stato dato per scomparso. Con un’attenta selezione dei frutti, si ottiene questo vino che ostenta dodici mesi di maturazione in botti di legno di rovere, e che nel bicchiere si presenta con un colore apice scuro intenso con riflessi violacei, esaltando alcune sfumature chiuse in un primo approccio olfattivo, che quando il calice viene agitato, lasciano il posto a ricordi di frutta nera matura, con un occhiolino balsamico molto marcato in cui scopro evocazioni olfattive mentolate, e nel finale mostrando un deciso e suggestivo accenno di mineralità. Al palato è potente, con la punta alcolica che a tratti sembra spiccare più del desiderato, anche se quando il vino è temperato e centrato, scopro che l’equilibrio impone il suo standard. Solido nell’anticipo, con le punte di more e mirtilli che risplendono al palato e iniziano una buona proiezione del retrogusto. Persistente in grado medio alto, consolidando nel resto della parte finale gustosi punti balsamici e mineralità terrosa. Un vino che non solo mi è piaciuto, ma anche che ritengo di buon interesse per tutti gli amanti della cultura del vino, a volte un grande sconosciuto. Lo considero in questa annata 2011 tra consigliato e altamente raccomandato.”
“Agradezco a los responsables de este dominio vitivinícola toscano su desinteresada colaboración con este espacio divulgador de la cultura del vino y el viñedo, mediando el envío de varias muestras de sus principales referencias. Hace ya un tiempo caté y publiqué su monovarietal de sangiovese, tal y como se muestra en este enlace adjunto : Hoy le toca el turno a una de esas varietales que siempre da gusto encontrar, una olvidada y recuperada. En efecto, en el año 1981 y en una parcela localizada en la provincia de Grosseto, precisamente donde se encuentra situada la bodega Poggio al Gello; su propietario dió con unas cepas de la pugnitello, una casta que ya los etruscos cultivaron doscientos años antes de Cristo en la misma región de la geografía italiana. Aunque con el paso del tiempo se había dado por perdida, la Facultad de Agricultura de la Universidad de Florencia confirmó que aquellos racimos con forma de puño se correspondían con el tipo de uva que se había dado por desaparecida. Con una cuidada selección de fruta, se elabora este vino que acredita doce meses de maduración en barricas de madera de roble, y que en copa parada muestra un intenso color apicotado oscuro con reflejos violáceos, potenciando en una primera aproximación olfativa algunos matices cerrados, que a medida que se agita la copa van cediendo paso a recuerdos de fruta negra madura, con un guiño balsámico muy marcado en el que descubro evocaciones olfativas mentoladas, y evidenciando en el final un firme y sugerente apunte de mineralidad. La boca es potente, con la punta de alcohol que a ratos parece sobresalir más de lo deseado, aunque cuando el vino se atempera y centra, descubro que el equilibrio impone su estandarte. Firme en el avance, con los puntos de moras y arándanos resplandeciendo en el paladar e iniciando una buena proyección retronasal. Persistente en medio alto grado, afianzando en el resto de la parte final sabrosos puntos balsámicos y de mineralidad terrosa. Un vino que no sólo me ha gustado, sino que considero de buen interés para todos los amantes de la cultura vitivinícola, a veces, una gran desconocida. Lo califico en esta añada 2011 entre recomendable y muy recomendable.”
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